La fondazione di una città impone l’esigenza tecnico-politica di riorganizzare il territorio per la nuova comunità.
Tale sistemazione avveniva attraverso le predisposizione di un Catasto, cioè un sistema di organizzazione dei paesaggi nel quale si regola il rapporto fra città, spesso posta tra pianura e montagna,  e campagna di cui è strumento di penetrazione.
Uno degli elementi portanti dei catasti romani è la centuriazione cioè la delimitazione dei terreni (detta limitatio) sulla base di lotti quadrangolari, in funzione delle assegnazione ai singoli contadini che andavano ad abitare la nuova colonia e le sue campagne. I catasti romani però organizzano anche  la presenza dei subsecivae, cioè delle aree residuali rispetto alla maglia regolare, l’ager extra clusus, coltivato ma non diviso regolarmente,  le aree in cui non è realizzabile la centuriazione e le terre globalmente misurate.

Importante luogo di incontro della comunità cittadina e destinato ad ospitare giochi gladiatori, i munera, e cacce di animali feroci, le venationes l’anfiteatro sorge su di un’area pianeggiante al di fuori del lato Nord delle mura urbane con un orientamento divergente rispetto a quello degli edifici al loro interno e non allineato con la viabilità principale.
L’edificio, a pianta ellittica, presenta quattro ingressi principali: da quelli disposti sull’asse minore dell’edificio entravano gli spettatori mentre quelli maggiori che ancora oggi consentono l’accesso all’arena, sull’asse principale dell’edificio, erano originariamente riservati all’ingresso del corteo trionfale che precedeva gli spettacoli.

Il Teatro, uno dei più imponenti dell’Italia centrale, si colloca in posizione dominante su uno dei terrazzamenti più elevati nel settore Nord-Occidentale della città, in posizione periferica rispetto all’area racchiusa dalle mura. Costruito nel 23 d.C. al tempo dell’imperatore Tiberio su iniziativa di C. Fufius Geminus, alto magistrato di origini urbisalviensi divenuto Senatore, già in età tardoantica era parzialmente interrato a causa dei movimenti franosi della collina soprastante. Solo gli scavi pontifici della fine del XVIII secolo e gli scavi sistematici a partire dagli anni ’50 del secolo scorso hanno consentito di riportarlo alla luce per intero.
L’edificio, largo complessivamente 344 x 218 piedi romani (pari rispettivamente a 102,45 x  64,9m), è costruito su un robusto nucleo di cementizio con paramento esterno in opus latericium e specchiature di reticolatum. La particolare conformazione morfologica della zona prescelta per la sua costruzione se da un lato ha facilitato l’edificazione della struttura permettendo di appoggiarne parte della cavea al pendio, ne comprometteva al tempo stesso la stabilità a causa delle infiltrazioni d’acqua provenienti dal retrostante terrreno. Per questo motivo l’edificio, già in fase progettuale, fu circondato da un corridoio anulare largo 3,5m con funzione di isolamento e protezione della struttura.

Edificato in età tiberiana nell’ambito del programma di monumentalizzazione del centro cittadino il complesso santuariale del Tempio-Criptoportico si affaccia sul tracciato urbano della Salaria Gallica prospettando con grande effetto scenografico su tutti gli edifici dell’area forense.
Incentrato sul fulcro architettonico rappresentato dal tempio dedicato alla Salus Augusta, divinità protettrice della famiglia imperiale, tutto il complesso era probabilmente destinato al culto imperiale, decretato e promosso da Tiberio, successore di Augusto.

Le mura di Urbs Salvia, costruite in età augustea, all’atto della riorganizzazione urbanistica della città racchiudendo un’area di più di 420.000m2, una delle più ampie dell’Italia centrale, disegnano un percorso di forma pressoché quadrangolare, lungo circa 2.700m. I lati Sud e Nord sono rettilinei e perpendicolari al dislivello morfologico, gli angoli così formati sono protetti in almeno due casi da torri. Il lato Est forma un angolo ottuso ed è in parte condizionato dall'andamento del pendio. Qui lo spessore della cinta si riduce in quanto il pendio fungeva in parte da difesa naturale. Gli angoli sono smussati e protetti da torri per facilitare la difesa e non lasciare ai nemici punti deboli, così come prescritto da Vitruvio, uno dei maggiori architetti dell’antichità.
 “Le fortificazioni non devono essere né di forma quadrata né formare angoli, ma arrotondate, affinché i nemici possano essere visti da più lati….gli angoli infatti proteggono più i nemici che i cittadini”.

La città romana di Urbs Salvia sorge nella media valle del Fiastra sul terrazzo di III livello, il più ampio, diviso in due parti dalla via Salaria Gallica, antico percorso di espansione romano verso Nord, che funge da asse generatore dell’insediamento. Gli scavi più recenti condotti dall’Università di Macerata, hanno però consentito di appurare come il suo primo nome fosse Pollentia, un nome che risale alla fondazione coloniale del II secolo a.C. avvenuta su un sito già abitato da una piccola comunità, forse un conciliabulum di cittadini romani.
Di questa prima fondazione poco rimane, se non un edificio di culto, inglobato dalle strutture più recenti all’angolo Sud-Ovest della piazza principale, il foro, ed alcuni muri al di sotto delle strutture architettoniche che nel corso del tempo hanno arricchito l’immagine della città.
È però certamente in questa prima fase che furono definite le principali caratteristiche urbanistiche dell’insediamento, in parte rispettate all’atto della imponente riorganizzazione successiva, che avvenne in età triumvirale-augustea, alla fine del I secolo a.C., quando anche il territorio fu accatastato e la città aveva assunto il nome che manterrà per lungo tempo.

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